Olimpiade

Olimpiade d’Epiro è passata alla storia soprattutto perché fu madre di Alessandro Magno. Ma fu prima di tutto una donna di grande spessore e attualità. L’opera ha innanzitutto lo scopo di omaggiare questa donna dal carattere forte e volitivo, con un linguaggio figurativo che ricerca l’originalità e mira a raggiungere un certo appeal nei confronti del pubblico popolare.Lo fa attraverso l’accostamento per lo sfondo di tre colori primari (giallo, blu e rosso) molto popolari, nell’accezione contemporanea del termine.
Questa scelta è strategica per catturare fin da subito l’attenzione dell’osservatore e far cadere il fuoco della rappresentazione in corrispondenza dell’area blu centrale, dove spiccano i tratti caratterizzanti del ritratto della donna: gli occhi e la bocca.
L’immagine del volto, anche se frammentata, sprigiona volutamente una certa sensualità grazie alla scelta di far interpretare Olimpiade ad una delle donne più belle del mondo, sex simbol nell’immaginario collettivo pop maschile e femminile. Angelina Jolie ha interpretato questo ruolo in un film di qualche hanno fa sulla vita di Alessandro Magno. Il cinema come forma d’arte e di spettacolo popolare citato in un’opera come questa, può essere visto come un tentativo di avvicinare un maggior numero di persone alle arti figurative tradizionali, introducendovi la figura di un’attrice famosissima, subito riconoscibile da tutti. Ma è anche un modo per far capire ad un’osservatore attento la bellezza intrinseca di certe immagini che spesso il cinema riesce a amplificare in modo più diretto.
Da un punto di vista più pittorico e compositivo, risalta il contrasto tra lo sfondo colorato, di cui abbiamo già parlato, e il ritratto in una scala di grigi esteticamente molto gradevole.
La scelta poi di frammentare il ritratto in parallelepipedi e cubi di diversa grandezza e profondità mira a rendere partecipe l’osservatore, come in un gioco, richiamandolo allo sforzo mentale di ricomporre l’immagine per arrivare al riconoscimento del personaggio.
Ai più attenti poi non dovrebbe sfuggire una citazione di carattere storico artistico, anche se con un intento poetico diverso dall’originale. Mi riferisco all’allusione al cubismo, non da un punto di vista tecnico pittorico ma cognitivo, mentale. L’intento è quello di costruire un’immagine tradizionale in modo più originale, partendo dall’idea mentale complessiva, sintetica per poi andare a scomporla analiticamente nella realizzazione pratica, senza viziarne il riconoscimento finale.
C’è poi un aspetto esistenziale da considerare, da sempre insito nell’animo dell’uomo: mi riferisco alla ricerca, all’acquisizione e all’affermazione finale della propria identità.
Qui viene simbolicamente a manifestarsi la difficoltà sempre maggiore, specialmente nell’epoca attuale, prima di tutto di conoscere la propria identità e poi di comunicarla agli altri.
Questo messaggio è affidato alla frammentarietà del ritratto, che sembra disgregarsi nel turbine dell’incomunicabilità.

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