Paesaggio mentale

I titoli non vengono mai dati a caso, anche se non sempre sono di facile interpretazione.
Come in questo caso, dove il titolo è elemento imprescindibile per tentare un’interpretazione dell’opera. E’ evidente che la composizione in questione è prevalentemente istintiva e affida lo scopo di conquistare l’attenzione dell’osservatore al gioco di forme e colori che fluiscono sulla superficie.
Si coglie una ricerca di semplicità formale e una volontà di mostrare la bellezza e il mistero delle forme geometriche fondamentali: triangolo, cerchio, poligoni dai contorni ora spezzati, ora curvi.
La semplicità delle forme è evidenziata in modo ancora più forte dall’utilizzo dei colori primari accostati seguendo i criteri della loro complementarietà o opposizione: l’azzurro con il giallo, il giallo con il rosso, il nero con il bianco e significativamente posto al centro degli altri 4 colori, esattamente dove cade l’attenzione dell’osservatore. In questo senso il cerchio nero posto quasi al centro della composizione ha la funzione, come un simbolico pozzo, di risucchiare lo sguardo dell’osservatore per trasportarlo dentro la visione mentale dell’autore, in un percorso onirico che non è dato sapere dove porti.
D’altra parte la traccia di uno pneumatico in alto a sinistra attraversa la superficie in senso diagonale come una cesura che sta a significare sia un richiamo alla concretezza della vita vissuta, sia una barriera simbolica che separa il mondo onirico da quello reale. Anche le tonalità utilizzate tra il grigio scuro e il marrone, stese direttamente sulla superficie grezza, non trattata, del compensato riportano alla matericità di cui è fatto il mondo, laddove manca o è difficilmente percepibile l’idealizzazione delle forme e delle tonalità pure e convenzionali che possono essere colte soltanto attraverso uno sforzo intellettuale consapevole.
Per questi motivi siamo dalle parti di un paesaggio mentale.

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