Ritratto di donna

Si dovrebbe parlare di ritratto di due donne, perché si tratta di due volti femminili profondamente diversi accostati e uniti in un’idea di continuità e frattura nello stesso tempo.
L’uso del singolare nel titolo allude al concetto di molteplicità interiore, qui cristallizzato e simbolizzato, quasi ipostasizzato nella doppiezza, racchiuso nella monade ideale di donna.
Il messaggio è affidato da una parte alla scelta della raffigurazione frontale, con gli occhi rivolti all’osservatore che fanno pensare alla funzione dello sguardo in macchina caratteristico del linguaggio cinematografico. L’intento è quello di coinvolgere l’osservatore in un dialogo immaginario, allo scopo di interrogarlo sulla funzione della rappresentazione e sul significato dell’immagine.
Dall’altra all’accostamento e alla contrapposizione tra le tonalità fredde che caratterizzano il volto più grande e quelle calde che caratterizzano il volto un po’ più piccolo.
La poetica della doppiezza e dell’ambiguità è il leitmotiv dell’opera, continuamente rimarcato dalla contrapposizione tra lo sguardo caldo dell’una e quello freddo dell’altra; la capigliatura castana quasi rossa dell’una e quella nera dell’altra; le labbra rosse dell’una e quelle gialle dall’altra; la canna del naso dal verde all’ocra dell’una e quella violacea e vagamente picassiana nella forma dell”altra.
L’idea artistica e concettuale è quella della forma che diventa sostanza, del fenomeno che diventa noumeno, nell’intenzione di veicolare questo messaggio attraverso l’utilizzo simbolico del colore.

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